venerdì 16 aprile 2010

Taccio

Cuori di amianto che si scontrano scalfendosi l'un l'altro in un perpetuo grondare di rumori assordanti, ronzii crespi e grattanti, dolore ed amore, pensiero graffiato che cade in un tonfo agitandone le polveri.
Lontano da ogni sogno, dormi serena in cima al nulla che ti sei costruita, piangendo sofferente per una lacrima sprecata. Dinanzi me cogiti di una speranza ormai vana, ricercata e perduta nella molteplicità delle tue avventure, sicchè ora ne soffro ascoltando il tuo lamento.
Domini casta nel silenzio che c'investe, in questo giorno di pioggia fisso perdendomi le punte degli stivali ormai stanchi di passeggiare. Bianco e nero mal fissato, dilaga al bollore del gelo tuo, divorante il mio vano urlo di pace oltraggiata.

Mai tu fosti cosi severa, acuente sippur nel salutare.
Or vien meco a desiderar l'adunanza dell'antichi spettri accinti al brusio,
Diretti al boia, tutt'innanzi a pregare.
Mi pento, l'ammetto, della dimenticanza tipica d'una mia imperfezione
Taccio or al tergermi da questo acido mi menare.

Persa s'è, de la voglia di lottare, persa s'è lei d'ogni speranza,
Io resto qui saldo,
Maledetto da te pure, ma d'indiscutibil costanza.

Silente si perde, me in tristezze ormai vane
Mancami tu, che d'amore io taccio.

lunedì 4 gennaio 2010

Regentag

Deathly walks among the living... None to hear it cry, none to see it die. What's it? A non-living person, voted to pain, engraved by its own life on that forgotten rock of loneliness.. Laid aside by its life, laid up with sorrow..

Puddles everywhere, it walks by that lonely road drenchin' its once-happy dreams...

It stops, raises its head up to the sky and cries out its agony..
The snow.. Falling on the ground, filling all around.. None touches it.. It has been left aside of the world. No feeling goes in, no feeling goes out...



Ed in quel giorno di pioggia mi persi in un labirinto i cui muri s'innalzavano fin oltre ogni possibile via di fuga. Gocce di stoico coraggio diventano fonte di una debolezza sepolta sotto cumuli di lacrime, vetuste barriere m'imprigionarono in catene, prigionia d'un'esistenza vota all'autodistruzione. Oggi è morta una speranza, oggi si è infranto il mio sogno piu grande. Tanto combattei per abbandonare le armi. Ma oggi rieccomi, di nuovo affardellante, di nuovo in partenza per questa guerra senza apparente fine, guerra combattuta in catene, guerra destinata alla sconfitta di tutti.

Un sorriso coprì ogni mio grido, quel sorriso sconfisse ogni mio nemico, quel sorriso divenne parte di me, e mi fece sperare nel termine del conflitto..
Oggi riprendo la mia arma, e guai a voi se oserete nuovamente farmi sperare in una pace. Non c'è pace, per me c'è solo guerra.

Amarezza.
Ed in questo giorno di pioggia, con la mia penna, ritorno a scrivere di pena e solitudine.