Cuori di amianto che si scontrano scalfendosi l'un l'altro in un perpetuo grondare di rumori assordanti, ronzii crespi e grattanti, dolore ed amore, pensiero graffiato che cade in un tonfo agitandone le polveri.
Lontano da ogni sogno, dormi serena in cima al nulla che ti sei costruita, piangendo sofferente per una lacrima sprecata. Dinanzi me cogiti di una speranza ormai vana, ricercata e perduta nella molteplicità delle tue avventure, sicchè ora ne soffro ascoltando il tuo lamento.
Domini casta nel silenzio che c'investe, in questo giorno di pioggia fisso perdendomi le punte degli stivali ormai stanchi di passeggiare. Bianco e nero mal fissato, dilaga al bollore del gelo tuo, divorante il mio vano urlo di pace oltraggiata.
Mai tu fosti cosi severa, acuente sippur nel salutare.
Or vien meco a desiderar l'adunanza dell'antichi spettri accinti al brusio,
Diretti al boia, tutt'innanzi a pregare.
Mi pento, l'ammetto, della dimenticanza tipica d'una mia imperfezione
Taccio or al tergermi da questo acido mi menare.
Persa s'è, de la voglia di lottare, persa s'è lei d'ogni speranza,
Io resto qui saldo,
Maledetto da te pure, ma d'indiscutibil costanza.
Silente si perde, me in tristezze ormai vane
Mancami tu, che d'amore io taccio.
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