venerdì 9 ottobre 2009

Solitudine

Sedevo su una fontana, ero abbracciato ad una gamba, con il mento posato sul ginocchio. Era sera ed il vento caldo mi urlava contro furioso. Civette sugli alberi mi accompagnavano in canto. Ricordi d'infanzia mi circondarono mentre guardavo la luce arancio riflettersi sui miei abiti. Voltato il capo scorsi luci di paesini lontani... Inviai un messaggio simpatico per farla sorridere, ma io non sorridevo affatto. I capelli ormai lunghi mi sfioravano il naso, la musica delle feste, in lontananza, mi cullava un po'...
Resto in penombra. Prendo il quaderno e comincio a scarabocchiare, appuntare qualcosa.. Un uomo ed una donna, stretti per la mano, si avvicinano con la loro bambina.. Lei mi fissa tristemente, come se vedesse oltre.. Più di chiunque altro.
Si volta al padre e chiede se puo bere. L'uomo le porge aiuto, e si allontanano. Sento l'acqua sgorgare delicata, odore di festa si distingue tra le voci lontane... C'è calma tutt'intorno... C'è pace. Allo stesso tempo tornado di pensieri affolla la mia mente, devastando la mia fievole felicità. Salgo sulla ringhiera e chiudo gli occhi.. Una folata di vento, e sembra di volare. Torno a sedere e fisso il nero della valle, che si vede dalla montagna. Mi rivedo in quell'albero, che come me, vive nel dolore di dare troppa della sua linfa alla fredda pietra che invece macella le sue radici.. E soffre in silenzio.



Come te che splendi nel cielo,
Come te che sei sola,

Brillo di una luce destinata a spegnersi nel nulla,
Da un giorno all'altro.

Buco nero.
Patria di ogni tempo e spazio,
Come te anche io, stella solitaria.

La mia fredda ragazza di mattone

Aprii la porta, rientrando a casa dal lavoro. La vidi, era li in fondo all'ampio stanzone vuoto, come tutti i giorni, come tutte le notti. "Amore!" Gridai con voce squillante! Con tanta felicità cominciai a correre verso di lei, gettai al vento le buste che portavo con le mani e le saltai addosso abbracciandola forte. La strinsi davvero tanto, il suo viso era stretto al mio, sorridevo.. La guardai fissa negli occhi,, Quanto desiderio in me.. Delicatamente avvicinai le mie labbra alle sue, le accarezzai il volto, socchiusi gli occhi e la baciai.

Tutta la magia si spense allo sfregare delle mie labbra di carne, sul freddo mattone delle sue.. Aprii gli occhi di scatto, spaventato da quella sensazione. Accarezzando la sua pelle sentivo il ruvido della pietra lavorata, nei suoi occhi non c'era barlume di desiderio alcuno, nella sua espressione non un movimento... Mi accorsi che abbracciandola non si mosse, mi resi conto che chiamandola amore non suscitai in lei una minima reazione. Il suo corpo color rosso intenso, era morto, esanime, freddo, duro, ruvido. Impaurito alla vista di tale abominio macchinato dal mio cuore solitario, mi trascinai alla finestra, girai il capo piu volte, scorgendo le mie sculture in marmo guardarmi con superbia. Scorsi, ora come tutti i tramonti, giovani coppiette affrettarsi mano nella mano, al richiamo della cena. Guardavo le donne.. Donne innamorate. Erano tutte innamorate... Tutte tranne lei.

Tornai indietro, mi sedetti sull'unico divano che occupava lo stanzone. La fissai portando la mano al mento... Uno sguardo irato ed allo stesso tempo triste e rassegnato iniziò a perforarle le pupille. Iniziai ad inveire contro di lei.

"Perchè io!"
"Perchè a me!"

Non rispose.

"Ti odio con tutto me stesso, sei la mia rovina!"
"Perchè non sei come tutte loro, perchè non come tutte le altre!?"
"Amami, DANNATA!"

Mi fissava in un'apatica espressione di totale assenza. Scoppiai in lacrime per un attimo, raccolsi il viso tra le mani e mi ricomposi in un istante. Singhiozzai. Mi lasciai andare sul divano con la mia ormai inseparabile bottiglia d'alcool ed in pochi minuti iniziai ad intonare il canto del sonno che si addice ad un vecchio artista ubriaco. Era come se sapessi di dormire, ma potevo vedere ogni cosa attorno a me, la vidi muoversi e sorridermi, mi si intorpidì l'intero corpo e girandomi per guardarla saltai a terra. Sentìì una voce, pensavo fosse lei.. Ma mi sbagliavo. Non so da dove provenisse.. Forse la sognai, però potevo sentirla rispondermi.

"Stupido! Sei ancora vivo, perchè piangere tutti i giorni per un corpo senz'anima? Non ti amerà mai! MAI!"

"Non dire cosi.. Forse un giorno.."

"Forse un giorno ti renderai conto che hai sprecato tutta la tua vita accanto a lei che non è in grado di amarti.. E quel giorno sarai al tuo funerale!"

"Lasciami in pace! Hai capito?! Non puoi capire il significato di parole piu grandi di te!"

Tacque, e pochi istanti dopo mi addormentai nuovamente.
Qualche ora piu tardi tornai in me per il dolore alla schiena dovuto al mio pernottamento sulle lastre di marmo del pavimento.. Mi sollevai e tornai a sedere sul divano, qualche passo piu in là. Non riuscivo a prendere sonno e cominciai a pensare, a farfugliare... Infondo sono nato solo, non ho nulla da perdere, posso solo guadagnare dalla vita. Sono un povero vecchio che arranca per salire una gradinata, ma ogni giorno, alla fine di una pesante giornata di lavoro, posso tornare a casa e rivedere lei, aprendo la porta. La mia amata, la mia dolce, bellissima, dura, inanimata, fredda, ragazza di mattone.


"Sometimes I feel
Like I dont have a partner
Sometimes I feel
Like my only friend
Is the city I live in
The city of angels
Lonely as I am
Together we cry..."

(cit. Red Hot Chili Peppers -
Under The Bridge)

...E l'invidio, volendo essere di mattone anch'io...

Condannato a vivere... Obbligato al silenzio...

Vivere, in un mondo succube di menzogne,
Tante, quanto le stelle che scorgi nel cielo,
Morire, per aver mostrato ad altri la tua debolezza,
Fiducia, solo per te stesso.

E per un giorno totalmente felice che ti sarà concesso,
Sarai costretto a viverne altri cento in agonia,
Preso in giro da chi meno te lo aspetti,
Ucciso dalla tua troppa bontà d'animo.

Non avrai diritto alcuno, nemmeno di far parola del tuo dolore,
Mentre vedrai le persone a te piu care,
tradire quella poca fiducia che ti era rimasta in cuore.
Bugie, inganni, segreti...

"Tu", mi disse, "sei
condannato a vivere."

Ascoltami, non fidarti mai di nessuno, dubita sempre di chiunque: tua sorella, tuo padre, tura moglie...
Nessuno avrà pietà per i tuoi sentimenti, nessuno li merita veramente.

Ascoltami, o sarai anche tu obbligato al silenzio.

Il burattino di latta

In un momento senza tempo, in un luogo senza spazio, col nulla venne forgiato un burattino di latta. Un giocattolo come tanti, forse peggiore di molti.. Aveva il corpo solido, una testa penzolante fatta con un tappo di bottiglia ed una nappa di un vecchio tappeto, gambe e braccia di legno e vene di cannucce, al cui interno scorreva sangue scuro e denso. Quando lo avvicinavano all'orecchio, i bambini sentivano "tam tam, tam tam", quasi avesse un cuore vero. Ma è impossibile che ne avesse uno, era solo un giocattolo, dicevano tutti.

Non mi accorsi di quando comparve sulla mensola della mia modesta casetta di legno. Ma quando lo vidi mi arrampicai sulla libreria costruita da mio padre ancora prima che io nascessi, fino a giungere allo scaffale piu in alto. Con una penna allungai il braccio e lo feci cadere su un cuscino, che spavento.. Riuscii fortunatamente a non romperlo, lo guardai, lo afferrai, lo sfiorai e lo accarezzai come meglio potevo.. il suo "tam tam" era così rassicuramente, finalmente avevo un amico con cui giocare.. Il mio unico vero amico. Era tutto impolverato, presi una pezza di stoffa e cominciai a strofinarlo dolcemente, fin quando la pezza non s'impigliò in un braccio. Strattonai con vigore e vidi il gracile braccio di legno spaccarsi in due.. Giuro che potei sentire il burattino gridare di dolore.. Un grido molto composto.. Mi si bagnò la mano di una lacrima salmastra, amara. Misi un po' di nastro adesivo al braccio del mio burattino e vedendo il sorriso sulla sua faccia di sughero sentii il mio cuore rallegrarsi e cominciai a giocare e giocare e giocare.... Il tempo passò ed il burattino era sempre felice di giocare con me, fin quando un giorno lo guardai e vidi che dopo tutto non mi piaceva piu.
Lo sguardo del burattino mutò. Divenne cupo ed impaurito, triste. Ogni volta che lo toccavo potevo sentire le mani bagnate e salate.. Cosi lo gettai tra i rifiuti ed il cielo cominciò a piangere. Piosse notte e dì per 3 lunghi anni.

Una bambina un giorno vide qualcosa tra i cespugli nel parchetto in cui giocava con le sue amichette. Corse a vedere cos'era.. Brillava.. Era un piccolo burattino di latta tutto sporco di fango, bagnato e con un'espressione triste, perdeva acqua salata in continuazione.. La bambina rattristita dal burattino, lo portò in casa, lo lavò e lo ripulì. Il burattino era felice e tornò a sorridere, non piangeva più. Più la bambina era felice e piu il burattino era felice. Quando la bimba piangeva anche il burattino cadeva in lacrime e bagnava tutto ciò che lo toccava.. I due erano molto amici, e si proteggevano a vicenda, fin quando un giorno la bambina lo porto a far conoscere alle sue amiche, le quali la incitarono piu volte a lanciarlo in alto. La bimba non voleva, il burattino si sarebbe fatto male.. Tuttavia pensò che un giocattolo non può provare dei veri sentimenti, ed iniziò a giocare con le altre, lanciandolo in aria, a terra, passandolo alle amiche.. Il burattino aveva una gran paura, non era stato creato per volare ed urlava con la sua vocina, ma nessuno riusciva a sentirlo.. Cadde su una roccia e la testa si staccò dal resto del corpo rotolando via.. Il cielo scurì e la pioggia iniziò a grondare copiosa. Tutte le bambine scapparono a casa senza badarsi del povero burattino che rimase li a far la ruggine. Piosse notte e dì per altri 3 lunghi anni.

Era una tiepida notte d'estate, la piazza era colma di gente festeggiante l'inizio delle vacanze. Un gruppo di ragazzi e ragazze s'incontra come al solito al centro del luogo ma qualcosa cade all'occhio di una sola ragazza.. Un burattino di latta cammina per la piazza!! Felice di incontrare qualcuno di nuovo, la ragazza decide di presentarsi al piccolo burattino, cosi si avvicina, lo imita un po' e poi lo prende in braccio guardandolo un po' stranita. Non è un burattino speciale, non è altro che un comunissimo burattino come tanti, anzi forse è anche peggiore di molti, è tutto arrugginito, la testa è staccata e pur se non piange non ha espressione, avvicinandolo all'orecchio non si sente nulla, è spento, è vivo per miracolo.. Il burattino guarda con cautela la ragazza avvicinarsi.. Non ha nulla di speciale, è una come tante, anche lei sembra peggiore di molte, tuttavia il burattino non si muove. La ragazza porta con se il burattino ed inizia a ripulirlo, gli riattacca la testa e inizia ad apprezzarlo, gli fa sentire il suo calore fin quando un giorno guardandolo sorridere sente una botta provenire dal burattino "tam tam". Impaurita la ragazza lascia cadere il burattino e pensa di scappare via, però poi guardando gli occhi piangenti del burattino di latta, decide di restare, e pian piano il cuore del burattino ricomincia a pulsare: "tam tam, tam tam". La ragazza è contenta di vedere il burattino felice e col cuore che batte nuovamente, è tutto merito suo, ed il burattino è felice che la ragazza non abbia piu quell'aria triste che aveva una volta, sorridono, ed insieme tutto va bene. Non c'è piu traccia di tristezza nei cuori dei due, piangono e ridono insieme, gioiscono e condividono tutto, sempre e comunque, ed il burattino decide di donarle il suo piccolo cuoricino di latta, perchè lei non si è mai approfittata di lui, ed hanno condiviso una rinascita comune dal dolore della solitudine.
Un brutto giorno dal cielo grigio, la ragazza prende in mano il burattino ed inizia a parlargli, il burattino scoppia di felicità fin quando la ragazza non inizia a discorrere riguardo una separazione, lei vuole partire, e anche se resta non vuole piu quel burattino, vuole tenerlo a casa, ma su una mensola, dice che al mondo ci sono tanti burattini con cui giocare.. Cosi il piccolo burattino di latta resta fermo nel pallore di quell'istante, vedendo la ragazza gettargli con forza addosso il cuore piccolo e ferroso, palpitante. Il pezzo di latta lo colpisce, cadono a terra tutti e due e la ragazza comincia a calpestarli piangendo disperata.. Il povero burattino la guarda sussurrando parole d'amore mentre viene colpito, non riescce a provare odio ma il suo piccolo cuore di latta batte a rilento. Quando la giovane smette di calpestarlo, piangente, il burattino si trascina verso il cuore di latta, rimettendolo al suo posto. Piange, piange.. La ragazza ha detto cose bruttissime, voleva il cuore di altri burattini, lui non le bastava...
Il cielo, gia grigio scoppiò in lacrime per la terza volta, dopo 3 mesi di vera felicità, in 3 parole, per la terza volta, il burattino era stato trattato male da chi meno se lo sarebbe aspettato. Il cuore del burattino si fermò ed il cielo smise di piangere, rimanendo annuvolato come in segno di lutto.

Ed oggi sono qui, seduto nella mia stanza, su una pila fatta di libri colorati, a commemorare la morte di questo piccolo burattino di latta, nato dal nulla, ed ucciso per aver donato il cuore a chi, incurante dei suoi sentimenti, lo ha gettato a terra e calpestato. Poso il corpo del burattino all'interno di una scatola per scarpe color marrone, sembra una piccola bara fatta apposta per un giocattolo. Si, un giocattolo, e nulla piu di uno stupido giocattolo senza vita.
Verso qualche lacrima e la chiudo. Non piu sorriso, non piu lacrime. Non piu rumore, non piu amore.

Sono qui seduto e la terra comincia a tremare,
Il tetto della mia casetta si solleva,
Una mano mi afferra per i fianchi e mi tira su.
Inizio a sorridere.. E' lei.
Sento un vuoto dentro di me, ma continuo a sorridere perchè pur se non ho piu il mio piccolo cuoricino di latta, l'ho donato a lei che mi ama, e sono contento cosi.

: )

Voglio i colori della sera,
le musiche dei soffi di vento,
voglio quel senso di pace,
voglio sentirmi libero,
di nuovo, con te.

Nient'altro che noi

Una notte in cui rischiai tutto senza saperlo,
Una notte in cui da morto camminai tra i vivi.

Poi rinascesti da quelle nuvole grigie e confuse,
E con la tua luce abbagliasti ogni cosa,
Di nuovo.

Uomo in mezzo ad un mare fatto di lacrime,
Solo, sulla sua barca a remi.
Basta un istante per farlo annegare,
Il tempo di un'onda.

E un'onda ci fù.
E da quell'onda un maremoto di dolore.

Ora sono a terra.. Fisso te, mio sole.
Da quest'alto piano di roccia e mattoni
Ti guardo e tutt'intorno si fa nero.

Ci sei solo tu, ci sono solo io.
Tutt'altro che niente,
Nient'altro che noi.

Lasciami annegare (parte I)

Lasciami andare, lasciami camminare.
Lascia la mia mano, lasciami stare.
Perchè ancora la tieni stretta, se con l'altra mi schiaffeggi senza motivo..

Lasciami andare, lasciami camminare.
Lascia che le mie gambe seguano il cammino lungo questo sentiero.
Mi domando perchè ancora non abbia scelto di farti venire con me..

Lasciami cedere, lasciami chinare lo sguardo.
Lascia che la vita e la morte mi guardino in volto e sputino sangue sulle mie lacrime fin troppo trasparenti.
Perchè io so: non mi fermerai.

Cammino lento nella speranza di vederti,
Di vedere te correre gridando: "NO!"

Cammino lento senza girare il capo,
Per non vederti di spalle,
Quando silenziosa ti allontani..
Prima ancora che sia la fine.

Uno come tanti,
Peggiore di molti,
Speciale per qualcuno,
Ma inutile per te.
..O almeno cosi mi dici.

Un passo verso il lago, una dolce parola che non ho più udito,
Una qualunque, non ne importava il senso,
Una qualunque, come me.

Un passo verso il lago, un sorriso si fa largo fra le mie labbra,
Uno qualunque, che non ha piu un senso,
Uno qualunque, che ha solo voglia di star li dove sta.

Un passo verso il lago ed il grigiore del cielo rende l'aria pesante,
Mi rivedo riflesso con un sorriso ed una lacrima.

Piove.

Gocce minute cadono dal cielo ricoprendo ogni cosa,
Gocce minute che col passare del tempo inspessiscono pesantemente.

Scroscìo rilassante, il cuore ora libero da ogni tormento.
Pongo un piede sulla riva e lo sguardo verso quella goccia che scende piu lenta tra le altre,
Quasi avesse paura di cadere nel lago, la stessa paura che forse ho anch'io.

Lasciami andare, lasciami affogare,
Fermami e riportami con te.

Lasciami andare, lasciami annegare,
Anzi no ti prego, tendimi una mano e riportami con te.

E penso che tutto abbia un senso se accade, pur se crudele,
Sollevo il ginocchio ed esito un'istante,
Ricordi felici riemergono dalle acque.

Ti vedo li, sei accanto a me,
Non piu lacrime dal cielo
Sorrido e mi volto a te.

Dall'immagine riflessa, di me e te insieme,
Mi volto scattando.. Sperando.

Ma tu sei ancora li, che cammini in senso opposto,
Girata di spalle, che non ti volti mai.

Scivolo sul fango, non mi rialzerò.
Cado verso l'acqua, ti raggiugerò.

Il tempo si congela, mi guardo cadere da fuori.
Cosa farai?

Dove parole comuni non possono arrivare,
Lancia quella pietra, e vedremo come andrà.

Lasciami annegare,
Anzi no.
Tendimi la mano e riportami da te.

Lasciami annegare (parte II)

Cado lacerato da mille lacrime, pensieri nefasti,
Il tempo riprese a scorrere e tu non ti girasti.

Nenia cantata da soffi di vento,
Triste morte,
Atroce lamento.

Tormento di ghiaccio che giace all'interno,
Morte, morte,
E' tornato l'inverno.

Non che non lo sentissi,
Dovevi solo capire di sentirlo,
Ma fin ora così non è stato.

Principessa nel castello lassù,
Sono venuto per il tuo sorriso,
Ed hai strappato anche il mio.

Un ultimo bacio,
Non sento piu il cuore..
No, non lo sento.