venerdì 9 ottobre 2009

La mia fredda ragazza di mattone

Aprii la porta, rientrando a casa dal lavoro. La vidi, era li in fondo all'ampio stanzone vuoto, come tutti i giorni, come tutte le notti. "Amore!" Gridai con voce squillante! Con tanta felicità cominciai a correre verso di lei, gettai al vento le buste che portavo con le mani e le saltai addosso abbracciandola forte. La strinsi davvero tanto, il suo viso era stretto al mio, sorridevo.. La guardai fissa negli occhi,, Quanto desiderio in me.. Delicatamente avvicinai le mie labbra alle sue, le accarezzai il volto, socchiusi gli occhi e la baciai.

Tutta la magia si spense allo sfregare delle mie labbra di carne, sul freddo mattone delle sue.. Aprii gli occhi di scatto, spaventato da quella sensazione. Accarezzando la sua pelle sentivo il ruvido della pietra lavorata, nei suoi occhi non c'era barlume di desiderio alcuno, nella sua espressione non un movimento... Mi accorsi che abbracciandola non si mosse, mi resi conto che chiamandola amore non suscitai in lei una minima reazione. Il suo corpo color rosso intenso, era morto, esanime, freddo, duro, ruvido. Impaurito alla vista di tale abominio macchinato dal mio cuore solitario, mi trascinai alla finestra, girai il capo piu volte, scorgendo le mie sculture in marmo guardarmi con superbia. Scorsi, ora come tutti i tramonti, giovani coppiette affrettarsi mano nella mano, al richiamo della cena. Guardavo le donne.. Donne innamorate. Erano tutte innamorate... Tutte tranne lei.

Tornai indietro, mi sedetti sull'unico divano che occupava lo stanzone. La fissai portando la mano al mento... Uno sguardo irato ed allo stesso tempo triste e rassegnato iniziò a perforarle le pupille. Iniziai ad inveire contro di lei.

"Perchè io!"
"Perchè a me!"

Non rispose.

"Ti odio con tutto me stesso, sei la mia rovina!"
"Perchè non sei come tutte loro, perchè non come tutte le altre!?"
"Amami, DANNATA!"

Mi fissava in un'apatica espressione di totale assenza. Scoppiai in lacrime per un attimo, raccolsi il viso tra le mani e mi ricomposi in un istante. Singhiozzai. Mi lasciai andare sul divano con la mia ormai inseparabile bottiglia d'alcool ed in pochi minuti iniziai ad intonare il canto del sonno che si addice ad un vecchio artista ubriaco. Era come se sapessi di dormire, ma potevo vedere ogni cosa attorno a me, la vidi muoversi e sorridermi, mi si intorpidì l'intero corpo e girandomi per guardarla saltai a terra. Sentìì una voce, pensavo fosse lei.. Ma mi sbagliavo. Non so da dove provenisse.. Forse la sognai, però potevo sentirla rispondermi.

"Stupido! Sei ancora vivo, perchè piangere tutti i giorni per un corpo senz'anima? Non ti amerà mai! MAI!"

"Non dire cosi.. Forse un giorno.."

"Forse un giorno ti renderai conto che hai sprecato tutta la tua vita accanto a lei che non è in grado di amarti.. E quel giorno sarai al tuo funerale!"

"Lasciami in pace! Hai capito?! Non puoi capire il significato di parole piu grandi di te!"

Tacque, e pochi istanti dopo mi addormentai nuovamente.
Qualche ora piu tardi tornai in me per il dolore alla schiena dovuto al mio pernottamento sulle lastre di marmo del pavimento.. Mi sollevai e tornai a sedere sul divano, qualche passo piu in là. Non riuscivo a prendere sonno e cominciai a pensare, a farfugliare... Infondo sono nato solo, non ho nulla da perdere, posso solo guadagnare dalla vita. Sono un povero vecchio che arranca per salire una gradinata, ma ogni giorno, alla fine di una pesante giornata di lavoro, posso tornare a casa e rivedere lei, aprendo la porta. La mia amata, la mia dolce, bellissima, dura, inanimata, fredda, ragazza di mattone.


"Sometimes I feel
Like I dont have a partner
Sometimes I feel
Like my only friend
Is the city I live in
The city of angels
Lonely as I am
Together we cry..."

(cit. Red Hot Chili Peppers -
Under The Bridge)

...E l'invidio, volendo essere di mattone anch'io...

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